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Recensione: Il serpente dell'Essex di Sarah Perry (Ediz. Neri Pozza, 2017).

Ecco la trama di un romanzo che ho desiderato leggere fin dal giorno della sua pubblicazione. Si tratta de Il serpente dell'Essex di Sarah Perry, lodato in Inghilterra da pubblico e critica e definito "un grande romanzo vittoriano".

"Se Charles Dickens e Bram Stoker si fossero riuniti per scrivere il grande romanzo vittoriano, mi chiedo se avrebbero superato Il serpente dell’Essex”. (John Burnside)

Londra, fine Ottocento. Le campane di St-Martin- in-the-Fields suonano a morto per le esequie di Michael Seaborne e i rintocchi si diffondono in tutta Trafalgar Square. Cora Seaborne, la giovane vedova del defunto, invece di mostrarsi contrita tira un sospiro di sollievo: la morte di Michael, un uomo stimato e influente, ma anche freddo e crudele, l’ha resa finalmente libera, sollevandola da un ruolo, quello di moglie, che non ha mai sentito suo. Dopo il funerale, accompagnata dal figlio undicenne Francis, un bambino taciturno e stravagante, e dalla fidata bambinaia Martha, Cora cerca rifugio a Colchester, nell’Essex, dove stanno portando alla luce dei fossili lungo la costa. Da sempre appassionata naturalista, la giovane donna vuole approfittare della ritrovata libertà per dedicarsi a quelli che lei chiama «i suoi studi»: frugare tra le rocce e il fango alla ricerca delle ossa fossilizzate di animali vissuti migliaia di anni fa, sull’esempio della paleontologa Mary Anning. A Colchester Cora si imbatte in alcune bizzarre voci secondo cui un serpente mostruoso, ricoperto di scaglie ruvide e con occhi grandi come una pecora, è emerso dalle paludi salmastre del Blackwater ed è risalito fino ai boschi di betulle e ai parchi dei villaggi. Un grande essere strisciante, dicono, più simile a un drago che a un serpente, che abita la terra tanto quanto l’acqua, e in una bella giornata non disdegna di mettere le ali al sole. Il primo ad averlo avvistato, su a Point Clear, ha perso il senno ed è morto in manicomio lasciandosi dietro una dozzina di disegni realizzati con frammenti di carbone. E poi c’è stato quell’uomo annegato il primo giorno dell’anno, ritrovato nudo e con cinque graffi profondi su una coscia. Cora sospetta di trovarsi davanti a un caso di probabile interesse per il British Museum: l’animale leggendario che terrorizza la gente del posto potrebbe essere una specie nuova non ancora scoperta che va esaminata, catalogata e spiegata. Impaziente di indagare è anche il vicario locale, William Ransome, convinto, al contrario, che non si tratti altro che di un’empia superstizione e che sia suo compito ricondurre il paese alla tranquillità e alla certezza della fede in Dio. Cora e William guardano il mondo da punti di vista diametralmente opposti, scontrandosi su tutto. Ma allora perché, anziché sentirsi irritato, William si scopre preda di un’eccitazione e di un’euforia inspiegabili ogni volta che si imbatte in Cora?

La sinossi racconta di una giovane vedova, Cora, amante delle scienze naturali, di un piccolo paese sulle coste paludose dell'Essex, di un un serpente mostruoso e sanguinario, che, tra antiche leggende e superstizioni popolari, terrorizza la popolazione, e di un vicario che fatica a tranquillizzare la sua comunità e a soffocare i suoi sentimenti per Cora, la donna stravagante, la forestiera venuta da Londra a caccia di fossili e di "mostri". 

Se, come me prima di leggere il romanzo, vi immaginate Cora come una dama vittoriana (siamo alla fine dell'Ottocento) tutta gonne ampie e crinolina intenta a cercare fossili su una spiaggia della costa inglese, rimarrete spiazzati. La nostra protagonista indossa spesso un cappotto da uomo e stivali, non si cura del proprio aspetto, né si nasconde dietro un certo tipo di morale che la vorrebbe inconsolabile vedova, ingenua e pudica. Cora dice quel che pensa, viaggia da sola, non porta il lutto, ed è a tutti gli effetti una donna libera da qualsiasi vincolo o costrizione. Cora ha fiducia nella scienza e nel progresso, ma soprattutto attrae le persone, e credo che questo sia il fulcro di tutta la storia: attorno a lei, infatti, gravita una cerchia di personaggi destinati a creare fra loro legami stretti, spesso tormentati, legami destinati a costruire la struttura portante del romanzo.
 
C'è il vicario William e il suo sentimento non semplice verso la protagonista: lui, uomo di fede, sposato con la deliziosa Stella, lei, Cora, libera e sostenitrice di un pensiero razionale e ateo. E' un rapporto delicato, il loro, un'amicizia, come si affannano a etichettarla, che fra lunghe passeggiate, accese discussioni e carteggi, pervade le pagine del libro. C'è poi il chirurgo Luke, uomo di scienza geniale e burbero, e c'è Martha, la nanny del figlio di Cora, che con Cora ha un legame speciale. E poi ci sono Spencer, Charles e Katherine e molti altri che non mi soffermo a raccontarvi. Ciascuno di questi personaggi è protagonista di una trama secondaria, più o meno sviluppata nel corso del romanzo, più o meno conclusa prima della parola fine. 
Questi narrazioni parallele costituiscono, a mio avviso, il punto debole del libro: alcune finiscono infatti per non trovare uno svolgimento soddisfacente, rubando scena e tensione alla vicenda centrale, più interessante, del serpente alato mitologico e del clima di sospetto e isteria che si propaga tra la popolazione. 

In conclusione, Il serpente dell'Essex è un romanzo che ci propone una ricostruzione interessante dell'epoca tardo vittoriana, periodo di grande tensione verso la modernità in ogni campo, un'ambientazione accurata nelle campagne e nelle paludi del Blackwater, con un pizzico di atmosfera gotica (ma, francamente, dimenticate Bram Stoker). 

Lo stile è molto curato, l'intreccio narrativo riesce a mantenere un certo ritmo fino a metà del romanzo, in seguito c'è purtroppo un calo di tensione, dovuto principalmente alle troppe narrazioni secondarie. 

Romanzo di passioni e sentimenti, di triangoli amorosi e di sensi di colpa, è una buona lettura. Non è però "Il grande romanzo vittoriano" e nemmeno un romanzo gotico carico di misteri. 

Genere: Strani amici.
Pagine: 458.
Voto:
 più.
 

Commenti

  1. Questo romanzo stava per essere scelto dal mio gruppo di lettura poi fortunatamente la scelta è caduta su Vicarìa di Vladimiro Bottone. Ho una forte fobia verso i serpenti e ritrovarmrlo anche in copertina non è stato il caso... La trama mi appariva interessante ma dopo aver letto la tua recensione molti punti mi sono stati chiariti e quindi passo... Grazie per aver fatto da cavia!!! Rosa

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    1. Ecco, diciamo che se ti preoccupa il serpente..puoi leggerlo tranquillamente!! A parte gli scherzi, se non ti aspetti il classico romanzo vittoriano, il libro è piacevole. Un bacio.

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  2. Non sono più sicura di aver voglia di leggerlo! Come Rosa ti ringrazio e per il momento mi butto su altri romanzi. Sempre gradite ed interessanti le tue recensioni.
    Lea

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    1. Magari arriverà anche il momento buono per il Serpente! Grazie, un bacio :)

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  3. Diciamo che per me non è il periodo giusto per una lettura che mi impegni nel ricordare chi è chi e chi ha fatto cosa. Rimane però una trama interessante. Ci penso. Bacio, Stefi

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  4. Ciao Tessa.
    Incuriosita da copertina e trama, nn vedevo l'ora di leggerti per farmi un'idea più precisa.
    Forse ne sono attratta anche xkè mi fa tornare in mente Strane Creature di Tracy Chevalier ... Sia come sia, come nel caso di Swing Time, la tua recensione mi fa desiderare ancora di leggerlo.
    E quindi lettura sia! 😊
    Un abbraccio e un quasi buon fine settimana, ciao!, Marina

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  5. Il serpente dell'Essex lo vedo ovunque, ma non ho ancora capito se potrebbe essere un libro piacevole da leggere o meno, per i miei gusti. Magari per non sbagliare posso prenderlo in biblioteca.
    Un bacione

    by Roby | Dolci&Parole

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