Lettori fissi / segui il blog!

Recensione: Just one evil act di Elizabeth George (ediz. Hodder & Stoughton, 2013)/ Un piccolo gesto crudele (ediz. italiana Longanesi, 2014).

Faccio una breve premessa: mi piace tantissimo Elizabeth George, è una delle mie gialliste preferite; amo spassionatamente la coppia Thomas Lynley & Barbara Havers, nel corso degli anni mi sono affezionata a questi due personaggi ed ho sempre seguito con trepidazione le vicissitudini lavorative, ma soprattutto umane, di questa improbabile coppia di investigatori. Lui, Thomas Lynley, il conte blasonato, poliziotto per amore di giustizia, uomo solido e gentile (e pure bello, che non guasta), lei, Barbara Havers, sergente ribelle e scapestrato, una miscela esplosiva di rabbia, senso di inadeguatezza e grande cuore.
Adoro il loro rapporto, le loro schermaglie, le sfuriate e l'incrollabile lealtà che li lega l'uno all'altra.
La mia recensione è quindi un po' di parte. Sono fermamente convinta che chi vuole accostarsi per la prima volta alla serie dell'Ispettore Lynley (questo è ben il 18° capitolo), lo debba fare partendo dai primi gialli di questa nota "saga", che sono anche, detto fra noi, i migliori (E liberaci dal padre-La miglior vendetta-Scuola Omicidi...non c'è che l'imbarazzo della scelta).

Trama:Quando il professor Azhar scopre che la figlia di nove anni è scomparsa dalla sua casa di Londra insieme a quasi tutte le sue cose, non può che bussare disperato alla porta accanto e chiedere aiuto alla vicina e amica, il sergente Barbara Havers. Presto si scopre che a portar via la bambina è stata la madre, trasferitasi in Italia, a Lucca, per seguire il suo nuovo amore. In bilico tra i sentimenti e la ragione, Barbara si impegna a indagare ufficiosamente sul caso, ritrovandosi presto nei guai con i superiori a causa delle ingiustificate assenze dal lavoro. Qualche mese dopo, però, la bambina sparisce davvero da un mercato della città, e sul caso si accendono i riflettori dei media. Viene chiamata in causa Scotland Yard, e a indagare sul probabile rapimento della piccola è Thomas Lynley, mentore e superiore di Barbara. La Havers, dal canto suo, in questa vicenda sta mettendo a rischio la propria carriera, e forse molto di più: che cosa nasconde Azhar dietro l'immagine del padre affranto? Insieme a un ostinato ispettore italiano, Lynley e la Havers devono affrontare una situazione delicatissima, in cui si mescolano questioni razziali, difficoltà linguistiche e pregiudizi culturali, che si complica ulteriormente quando al mistero sul rapimento si aggiunge quello di una misteriosa morte...

Just one evil act io l'ho letto in inglese, ma è appena uscita la versione italiana, con il titolo Un piccolo gesto crudele. Il romanzo è stato accolto dai fans inglesi in maniera tiepida, in molti hanno trovato le scelte stilistiche e narrative della George poco azzeccate ed altrettanti hanno notato una certa "esagerazione" nella caratterizzazione dei personaggi principali.
A me il giallo è piaciuto, malgrado le molte "ombre", ed ora vi racconto perchè.
Just one evil act è un romanzo Barbara Havers centrico, inizia infatti con il rapimento della piccola Hadiyyah, la bambina che Barbara considera quasi una figlioccia, figlia dell'uomo per cui prova un sentimento che va al di là della semplice amicizia. Sulle tracce di Hadiyyah la Havers rincorre i propri sentimenti più nascosti, sull'orlo costante di un precipizio emotivo, morale e lavorativo. Più "cane sciolto" del solito, ribelle a qualsiasi regola, spesso anche a quella del buonsenso, Barbara reitera, nel corso delle pagine (che non sono poche), una serie di comportamenti irrazionali ed autodistruttivi, che hanno fatto storcere il naso a molti lettori. 
Personalmente ho trovato le azioni del personaggio esagerate, sì, ma funzionali alla trama; vero protagonista del romanzo risulta, alla fine, il grande cuore di Barbara ed un sentimento materno e protettivo che poco ha a che vedere con la razionalità.
Se Barbara Havers è il centro dell'azione, ho comunque amato il ruolo attivo e partecipe di Thomas Lynley, personaggio che negli ultimi romanzi della serie è rimasto spesso in ombra, schiacciato dal peso dei propri dolori personali (chi segue la serie sa di cosa parlo, non mi dilungo per non spoilerare) e che sembra finalmente svegliarsi e riaprirsi a vita ed affetti ( non proprio gli affetti che i fans vorrebbero, ma è pur sempre qualcosa!).
Il romanzo ha una trama intricatissima e ricca di colpi di scena, caratteristica dello stile di Elizabeth George e come al solito lo studio psicologico dei personaggi è parte imprescindibile della narrazione.
L'ambientazione è invece una novità: l'Italia porta l'autrice in un mondo assai lontano da quello metropolitano londinese o della provincia inglese ai quali l'autrice ci ha abituato negli anni. E questo è un punto dolente.
Le descrizioni della città di Lucca e della campagna toscana, teatro dell'azione, sono fin troppo minuziose (per non dire altro) e l'idea di intercalare l'inglese con parole (a caso) o lunghe frasi in italiano è oggettivamente irritante (anche per me che l'italiano lo so!). Idea bocciata senza appello, inutile sfoggio linguistico che, oltre a interrompere il flusso narrativo, dimostra scarsa conoscenza della lingua italiana e sfiora spesso il ridicolo. Sono curiosa di vedere come i traduttori hanno gestito questa trovata infelice.
Anche la descrizione dei personaggi italiani presta il fianco ad alcune critiche: i cliché e le banalità si sprecano e la giustizia italiana viene strapazzata per bene (forse un richiamo alla vicenda dell'omicidio di Perugia ed alla carcerazione di Amanda Knox, cittadina americana).
Eppure, in mezzo a tanti luoghi comuni, esce la capacità dell'autrice di creare personaggi davvero indimenticabili, come Salvatore, il poliziotto italiano che segue le indagini, uomo generoso e fantasioso, non immune dai vizi italici, ma altrettanto pieno di virtù; Salvatore, in grado di vedere in Barbara Havers non solo la poliziotta rabbiosa e trascurata nell'aspetto e nei modi, ma anche la donna coraggiosa e piena di cuore.
Un rapporto, il loro, così bello e carico di emozioni e parole non dette, da farmi augurare di rivederli presto insieme (mi piace sognare, ammetto).
In conclusione un romanzo che coinvolge fino all'ultima pagina, che racconta il labile confine tra bene e male, giustizia ed ingiustizia, gesti crudeli fatti a fin di bene..che lastricano la strada verso l'inferno.







Commenti

  1. Commento solo ora perché ho scoperto da poco il tuo blog e ho letto da poco questo libro. Anche a me piace molto Elizabeth George e non mi capita spesso di trovare qualcuno con cui confrontarmi. A me questo libro non è piaciuto, ho fatto fatica a finirlo. Troppo intricato l'intreccio, mi hanno infastidita i luoghi comuni e gli stereotipi che tolgono profondità ai personaggi e ho trovato Barbara fastidiosa (e mi dispiace perché è un personaggio che amo molto) . Anche il penultimo non mi era piaciuto, aspetto il prossimo. Ciao! Paola

    RispondiElimina
  2. Ciao Paola, grazie di aver lasciato il parere!
    Io, come ho scritto, sono di parte, la George mi piace tanto e ho letto tutti i romanzi della serie Lynley. Certo, dopo l'infausta idea di uccidere un personaggio tanto amato della serie, Lynley (e un po' tutti i personaggi) è indubbiamente cambiato e non è stato un cambiamento positivo. Gli ultimi romanzi sono decisamente meno belli rispetto ai precedenti, ma mentre alcuni non li ho proprio digeriti, questo non mi è dispiaciuto.
    E' uscito da poco un nuovo capitolo di questa serie, per ora disponibile solo in versione digitale nei paesi anglosassoni; noi italiani dovremo aspettare ottobre. le recensioni che ho letto sono buone! pare ci sia un po' un ritorno al passato. Vedremo, aspetto con ansia l'uscita!

    RispondiElimina
  3. Che bello! Anche per me i personaggi sono quasi dei vecchi amici, speriamo che abbia avuto delle buone idee.
    Mi ha colpita, in uno dei tuoi ultimi post, che dichiari il tuo apprezzamento per Herriot e Brunella Gasperini, oltre alla George: Herriot me lo rileggo periodicamente quando ho bisogno di serenità, la Gasperini l'ho letta tanto anni fa e mi ha sempre toccata. Per cui leggo con molto interesse le tue recensioni, sempre alla ricerca di libri da amare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ci posso credere! conosci Brunella Gasperini?! e ti piace Herriot. Io i loro romanzi li ho consumati, li uso come coperta di Linus. Teniamoci in contatto, magari iscriviti o segui la pagina FB, così possiamo confrontarci e chiacchierare.
      baci

      Elimina
  4. Ok, mi iscrivo alla pagina fb! Ciao! Paola

    RispondiElimina
  5. Anch'io apprezzo molto la George, sono legata ai suoi personaggi e ho letto tutto quanto di suo è stato tradotto in italiano, dato che sono portata per le lingue straniere quasi meno di quanto non sia portata per la matematica.
    Tuttavia devo dire che questo volume mi ha, a dir poco, irritato, principalmente per la superficialità con cui l'Italia vi è descritta, in una bolgia di stereotipi fuori contesto stile gondolieri veneziani che cantano O sole mio. Salvatore e sua madre sono i prototipi degli italiani del Sud anni '50, per dirne una, e con la Toscana, di cui dovrebbero essere di antica ascendenza, ci azzeccano come i cavoli a merenda. Poi la deriva sempre più filoislamica dell'autrice mi fa l'effetto dell'unghia sulla lavagna. Oggi ho acquistato l'e-book de Le Conseguenze dell'Odio e spero che abbia invertito la rotta. Il romanzo che più mi è piaciuto tra quelli della George è Prima di ucciderla, dove la narrazione si fa anche denuncia sociale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao e benvenuta!
      Non mi stancherò mai di ripetere che i romanzi migliori della George, a mio gusto, sono i primi. Per me con la morte di Helen un incantesimo si è spazzato. Parlo dal punto di vista dei personaggi e delle storie investigative. Questo romanzo in particolare, in inglese, non mi è dispiaciuto, non so la traduzione italiana come lo abbia reso,ma siamo ben lontani dai tempi di Scuola Omicidi o di Liberaci dal padre!

      Elimina
  6. Ciao, ho letto solo ora i tuoi bei commenti durante una nostalgica ricerca sul web alla fine dell'ennesima rilettura di un libro della George dell'era precedente la morte di Helen.
    Concordo sostanzialmente con quanto dite tu e Paola, continuo a comperare i nuovi libri della George un po'come si continuano a mantenere i contatti con una vecchia amica sperando di vederla ritornare la persomna che ci era tanto piaciuta...
    In particolare" Un piccolo gesto crudele" mi ha irritato anche come italiana : così tanti luoghi comuni superati e fuori contesto!(Anche se anche io nutro qualche speranza per Barbara e Salvatore )
    L'ultimo libro mi è piaciuto un po' di più ma non riesco più a ritrovare quell'atmosfera sostanzialmente positiva che mi aveva fatto affezionare...
    Per il resto amo anch'io Herriot e mi chiamo Brunella un p0' per merito della Gasperini.
    Grazie per il lavoro che fai sul tuo bel sito. Brunella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Brunella, che ama herriot e rilegge nostalgicamente la George dell'era pre- tragedia, è un piacere conoscerti! quando trovo lettrici che, come te e Paola, hanno gusti così simili ai miei..mi commuovo anche un po'! Teniamoci in contatto :)

      Elimina

Posta un commento

Post più popolari